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QUESTO È AL BLOG DI SCIATT - VILLASCHI LIBERAMENTE ASSOCIATI
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C'era una volta un semino di pioppo che, avvolto dalla sua morbida peluria, veleggiava felice sopra il cielo di Villa.
Un'improvvisa raffica lo scaraventò a terra, tra le erbacce, a ridosso di un grande muro circolare. Il semino si rese subito conto dell'incuria del luogo dell'atterraggio e si mise a piangere disperato. «Povero me! In che recinto sono capitato! Non ho mai visto un luogo tanto desolato! Ci sono rottami ovunque, cassonetti ribaltati, ortiche, ferrivecchi arrugginiti. Se metto radici sarò costretto a diventare altissimo per poter gettare lo sguardo fuori di qui! Ma dove troverò il nutrimento necessario?»
Una pantegana che aveva la sua casa poco distante, sentì i suoi lamenti, si avvicinò e cercò di consolarlo: «Non piangere, piccolo. Il posto sembra ostile, ma sarà molto adatto alla tua crescita. Questo è un depuratore. È vero che non è mai entrato in funzione, ma un paio di metri sotto terra passa la fognatura: se riuscirai a raggiungerla con le tue radici in poco tempo diventerai bellissimo!»
Il piccolo smise di piangere, cominciò a mettere radici. Passarono alcuni anni, altri piccoli pioppi crescevano vicino a lui.
In primavera tremava per paura che gli operai addetti alla manutenzione lo tagliassero, ma nessuno mai gli si avvicinò.
E un bel giorno, quel che gli aveva predetto la pantegana si avverò: le sue radici forzarono la giunzione di un grosso tubo in eternit e trovarono nutrimento in abbondanza.
In breve tempo il pioppo divenne altissimo e felici i suoi rami cantavano al vento.
Fino alla settimana scorsa quando voci concitate si sentirono dentro il recinto.
«and’èl al tumbìn?»
«porcu…»
«che sistéma»
«Ma non c'è una mappa?»
«Al só mìga»
«Ciàma quel dal scauadù»
«Io devo entrare con la sonda…»
Cominciarono a scavare.
«Porcu… al pasa int gnent, l'è tup tupent! L’è pie da raìs!»
Il povero pioppo ebbe un brivido lungo il tronco. Le foglioline cominciarono a vibrare, un senso di angoscia lo pervase. «È finita» pensò.
L'urlo di una motosega sovrastò il vocìo concitato, sentì la catena recidergli i vasi linfatici, oscillò piano poi crollò di schianto.
Finito, legna da ardere.
La pantegana, sotto stress per la notizia che una ditta cattiva avrebbe portato via tutta l'acqua dalla roggia per produrre energia elettrica, guardava impietrita: forse sarebbe toccata la stessa sorte anche a lei.
«Tranquilla» le disse un merlo «vedrai che, una volta riparata la fogna, tutto tornerà come prima. Senza l'acqua nella roggia, ma tutto come prima»
E an sciatt, osservando la scena, scuoteva la testa mormorando: «Trent'anni di incuria e di menefreghismo hanno portato a questa situazione. Poveri villaschi, siete messi peggio di noi. Continuate così e prima o poi resterete sommersi dalla merda»