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QUESTO È AL BLOG DI SCIATT - VILLASCHI LIBERAMENTE ASSOCIATI

02 aprile 2008

Questione di sopravvivenza

C'era una volta un semino di pioppo che, avvolto dalla sua morbida peluria, veleggiava felice sopra il cielo di Villa.
Un'improvvisa raffica lo scaraventò a terra, tra le erbacce, a ridosso di un grande muro circolare. Il semino si rese subito conto dell'incuria del luogo dell'atterraggio e si mise a piangere disperato. «Povero me! In che recinto sono capitato! Non ho mai visto un luogo tanto desolato! Ci sono rottami ovunque, cassonetti ribaltati, ortiche, ferrivecchi arrugginiti. Se metto radici sarò costretto a diventare altissimo per poter gettare lo sguardo fuori di qui! Ma dove troverò il nutrimento necessario?»
Una pantegana che aveva la sua casa poco distante, sentì i suoi lamenti, si avvicinò e cercò di consolarlo: «Non piangere, piccolo. Il posto sembra ostile, ma sarà molto adatto alla tua crescita. Questo è un depuratore. È vero che non è mai entrato in funzione, ma un paio di metri sotto terra passa la fognatura: se riuscirai a raggiungerla con le tue radici in poco tempo diventerai bellissimo!»
Il piccolo smise di piangere, cominciò a mettere radici. Passarono alcuni anni, altri piccoli pioppi crescevano vicino a lui.
In primavera tremava per paura che gli operai addetti alla manutenzione lo tagliassero, ma nessuno mai gli si avvicinò.
E un bel giorno, quel che gli aveva predetto la pantegana si avverò: le sue radici forzarono la giunzione di un grosso tubo in eternit e trovarono nutrimento in abbondanza.
In breve tempo il pioppo divenne altissimo e felici i suoi rami cantavano al vento.
Fino alla settimana scorsa quando voci concitate si sentirono dentro il recinto.
«and’èl al tumbìn?»
«porcu…»
«che sistéma»
«Ma non c'è una mappa?»
«Al só mìga»
«Ciàma quel dal scauadù»
«Io devo entrare con la sonda…»
Cominciarono a scavare.
«Porcu… al pasa int gnent, l'è tup tupent! L’è pie da raìs!»
Il povero pioppo ebbe un brivido lungo il tronco. Le foglioline cominciarono a vibrare, un senso di angoscia lo pervase. «È finita» pensò.
L'urlo di una motosega sovrastò il vocìo concitato, sentì la catena recidergli i vasi linfatici, oscillò piano poi crollò di schianto.
Finito, legna da ardere.
La pantegana, sotto stress per la notizia che una ditta cattiva avrebbe portato via tutta l'acqua dalla roggia per produrre energia elettrica, guardava impietrita: forse sarebbe toccata la stessa sorte anche a lei.
«Tranquilla» le disse un merlo «vedrai che, una volta riparata la fogna, tutto tornerà come prima. Senza l'acqua nella roggia, ma tutto come prima»

E an sciatt, osservando la scena, scuoteva la testa mormorando: «Trent'anni di incuria e di menefreghismo hanno portato a questa situazione. Poveri villaschi, siete messi peggio di noi. Continuate così e prima o poi resterete sommersi dalla merda»


1 Commenti:

  • Alle 3:33 PM, Anonymous Anonimo scrive…

    La pantegana si spaventò a morte. Il tubo che il virgulto pioppo aveva violato era di "eternit". Quella sostanza che i cattivi burocrati hanno catalogato come "cancerogena", da togliere dalla circolazione. Ne aveva già sentito parlare la meschina pantegana. Ed alzando lo sguardo verso le solatie montagne terrazzate ebbe una visione sconvolgente, decine di migliaia di metri quadrati di eternit a copertura di enormi scatole in cui a volte ha scorazzato impunita cibandosi di gustosa frutta ed un brivido feroce percosse la schiena anche della povera pantegana. Il pioppo morì all'improvviso, stroncato da un fatto imprevisto, una specie di infarto per intenderci. Ma lei ripensando alle grandi gite furtive fatte all'interno di quella fogna così ricca e purulenta, passando per spazi così potenzialmente rischiosi ebbe la paura di morire di morte più lenta, più sofferta e misteriosa. Almeno questò capì dalla lettura di alcuni stralci di giornale rimasti intatti nonostante l'uso imperfetto che li fece finire nelle condotte fognarie.
    Poi lo sferragliante rumore di una stanca locomitiva a vapore che di tanto in tanto passava in quei paraggi portando una ventata di allegra e vaporosa innocenza la risveglio da quello stato di torpore, quasi di coma in cui era caduta. Si diede alla fuga da quella visione, forse solo fantastica o forse tremendamente reale, lasciando agli umani il rovello sulla qualità della vita in questo angolo di mondo abbandonato e benché degradato dalla cecità o dall'ignavia dell'essere umano, così tranquillo e sereno. Se ne scappò via col doloroso ricordo dell'amico pioppo improvvisamente staccato dalle sue radici e dai suoi ricordi. Ora ha trovato ristoro poco più in là. Sempre in una fogna ma che invece di provenire dalle pendici solatie scende dal dolce declivio di quel paesello ridente posto sotto la storica "Musciano" che ancora oggi, fortunatamente per lei, concede al fiume il dono di una puzzolente e maelodorante chiavica a cielo aperto appena a valle del ristretto ponte aduano. Vive serena,immersa in un benessere generato dalle ricche sostanze contenute negli escrementi di cui si ciba. Paciosa è quella società che lascia disperdere così grassi liquami in un fiume sempre più impoverito della sua principale energia vitale. L'acqua.

     

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